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STORIA DEL TAPPETO

 
Sebbene i libri sacri e gil scritti classici ci consentano una conoscenza abbastanza approfondita delle origini del primo manufatto annodato dell’umanitā, non ci č finora giunta alcuna documentazione sicura circa la provenienza e la datazione della tessitura del primo tappeto della storia.

Tuttavia, per motivi scientifici e in base ad alcuni criteri sociologici, si suppone che la lavorazione del primo tappeto annodato del mondo sia opera di tribų nomadi.

Che queste tribų abbiano sentito molto prima delle comunitā sedentarie il bisogno di tappeti per ripararsi dal freddo, fortunatamente č un fatto documentato; come pure č noto che disponevano in grande abbondanza delle materie prime necessarie, quali la lana e i colori naturali; sappiamo anche che le necessitā e le abitudini di vita delle tribų nomadi sono nimaste immutate.

I primi ricercatori europei credevano che le civiltā antiche dell’Egitto e dell’ Assirya fossero culla della nascita della tessitura del tappeto.

Per confermar questa conclusione indicavano il Torah, il libro sacro di Mosč nel capitolo sull’immigrazione di lsraele quando si parla di decorazione di tende.

Questa teoria perō č stata superata dalla scoperta di un famoso archeologo russo: il Professor Rudenko.

Nel 1949, il Professor Rudenko trovō un frammento di tappeto che faceva parte originariamente dei finimenti di un cavallo.

Il nitrovamento avvenne nelle tombe sepolte dal ghiaccio di nobili dignitari sciita in viaggio nel deserto in una regione detta Pazyryk, sita a 80 km dal confine della Mongolia occidentale, sulla catena degli Altal.

Questo frammento di tessuto č forse a prima opera umana avente la forma dei tappeti odierni.

Per motivi storici, e data la somigiianza delle figure intessute in questo frammento con le immagini di guernieri presenti nelle decorazioni di Persepolis, č possibile riferirne la datazione all’epoca achemenide.

Il tappeto, le cui misure corrispondono a centimetri 200x183, ha nodi di tipo turco, ed č oggi custodito nel Museo Hermitage di Leningrado.

La decorazione del bordo del tappeto “Pazyryk” č del tutto conforme al tipo di rappresentazione figurata ricorrente nel periodo achemenide ( 553 — 330 a.C.).

La fascia esterna č decorata da un motivo a ripetizione caratterizzato da fiabesche figure alate.

All’interno di questa prima fascia trova pasta una processione di cavalieri alternativamente seduti, a cavallo o in piedi accanto all’animale in procinto di camminare; intervengono poi una fila di cervi maculati e nuavamente la decorazione iniziale con le figure alate.

La zona centrale presenta alcune stelle stilizzate a quattro punte: un motivo, questo, ricorrente anche nei reperti degli scavi del Lorestan ( Iran occidentale ).

Il Professor Rudenko č certo che questo manufatto annodato sia stato eseguito al tempo dei Medi o dei parti (170 a.C. - 224 d. C. ). Diversa č l’apinione del Dimand, uno del maggiori esperti di tappeti, secondo il quale il tappeto di “Pazyryk” rappresenta una miscellanea dei moduli decorativi tipici degli Assiri e degli Achemenidi.

Egli ribadisce inoltre Ia propria convinzione che il luogo di provenienza sia l’Iran, citando, a dimostrazione della sua tesi, la somiglianza tra le immagini del “Pazyryk” con motivi incisi su pietra dell’anno 640 a.C. relativi ad Assurbanipal e rinvenuti nella cittā di Ninive.

La tesi di un altro esperto, Ulrich Schurmann, č favorevole all’origine iraniana, e pių precisamente azarbāijōna, di questo tappeto; mentre lan Bennett crede che, data la distanza di 3500 chilometri esistente tra la catena degli Altai ( zona di ritrovamento del tappeto “Pazyryk”) e i confini attuali Iran, le probabilitā che questo tappeto sia opera di tessitori persiani siano molte scarse.

Riguardo alla storia, del tappeto “ Pazyryk”, nel suo libro Rugs and carpets of the world, egli indica nell’Asia orientale la vera culla dell’arte, della tecnica e della tessitura del tappeto alla cui lavorazione si dedicavano i popoli mongoli; da li furono in seguito portate nelle regioni occidentali dell’Asia, tra le quail l’Iran.

Questa tesi č confermata dalla certezza ormal acquisita che la tessitura esisteva giā in epoca Sasanide (224 — 641 d.C. ): infatti, negli scavi relativi alla prima metā del lll secolo d.C., cioč alla dinastia Sasanide, sono stati rinvenuti alcuni tappeti a nodo turco e persiano.

Nel 638 d.C., anno in cui Khosroe, re dei Sasanide, fu sconfitto dall’imperatore romano Eraclio, un prezioso tappeto broccato in oro detto” Primavera di Khosroe “ e appartenente al palazzo reale di Ctesifonte, venne trafugato dai soldati.

Il motivo per cui il tappeto era denominato “ Primavera di Khosroe ” stava nella decorazione, che mostrava un giarclino ricco fiori, uccelli e alberi.

La zona centrale rappresentava un bacino d’acqua affiancato da ruscelli.

Il fondo del tappeto era broccato in oro; i fiori, le foglie e gli alberi erano annodati con fibre di seta.

Le testimonianze tramandateci dagli storici rendono evidente che nella Persia non ancora invasa dalle truppe arabe (633 —641 d.C.) l’arte della tessitura del tappeto aveva quasi raggiunto la perfezione formale e si preparava a un’ulteriore crescita.

Questa crescita, purtroppo, conobbe un’improvvisa crisi, e subi una battuta d’arresto, durante i duecento anni in cui la Persia rimase sotto il dispotico dominio arabo; in seguito, con l’inizio della lotta per l’indipendenza della Persia, anche la lavorazione del tappeto rinacque e numerosi laboratori di tessitura e tintura cominciarono a operare nell’Azarbāijān, nel Fars e nel Khorāsān.

Nell’anno 1037 i Turchi selgiuchide conquistarono numerose zone del territorio persiano e si stabilirono nell’ Azarbāijān, nella parte centrale e occidentale del paese.

In seguito a questa invasione, anche la loro lingua e la loro cultura diventarono parte del comune patrimonio etnico persiano, integrandosi all’arte e alla cultura indigene.

Conseguentemente, i disegni dei tappeti persiani di questo periodo rispecchiano l’interazione culturale tra i due gruppi etnici e sono fortemente influenzati da modelli artistici selgiuchide.

Non ci č giunto purtroppo alcun esempio dei manufatti persiani di quel periodo, ma possiamo osare un confronto con uno dei tappeti oggi conservati nella moschea di Ala-ed- din a Konya, capitale dei Selgiuchide.

A questo proposito non č azzardato affermare che le decorazioni dei tappeti di quel momento storico, caratterizzate da una successione di linee geometriche e mai tondeggianti, non permisero che l’eleganza del prodotto finito raggiungesse il livello di tappeti annodati in epoche successive.

Lo splendore e Ia fioritura delI’arte del tappeto si protrasse in Persia fino all’avvento della dinastia Mongoli.

Nel 1221 una nuova violenta invasione sconvolse la Persia: quella dei Mongoli di Gengis Khan.

Secondo le testimonianze degli storici, il palazzo reale di Gengis — Khan a Tabriz, era ricco di tappeti pregiati di artisti del Fars.

Al tempo del dominio di Tamerlano (Timur To Zoppo) sulla Persia (1380-1393), molte delle peculiaritā artistiche del paese subirono radicali trasformazioni per mano del condottiero.

In questa fase, con l’influenza del gusto figurativo cinese nell’artigianato persiano pių raftmnato (influenza che č stata paragonata all’influsso degli artisti italiani nell’ambito dell’attivitā artistica europea dei secoli XVII e XVIII), l’opera del pittori persiani si avvicinō al suo apice.

I motivi geometrici e le forme stilizzate lasciarono il posto a decorazioni tondeggianti e curvilinee.

Metaforicamente si puō dire che questo evo determinō la nascita delle arti classiche in Persia.

In questa fase artistica entrano a far parte dei disegni persiani raffigurazioni di piante rampicanti, fiori di peonia, albero di melograno, decorazioni a foglia di palma, funghi, figure di animali veri, come gatti selvatici, gazzelle e uccelli, fiabeschi, come dragoni e grifoni.

Osservando le miniature del famoso pittore persiano Behzad, presenti nel “Bustān” famoso libro di poesie di Sa’adi, o nel Safar-nāme (descrizione delle conquiste di Tamerlano), composto nel 1380, si passono facilmente comprendere le variazioni e le inversioni di tendenza registrate nelle decorazioni dei tappeti.

Alla fine del timuride, specie durante il regno di Shāh-Rokh-Mirzā (1408-1446), l’arte del tappeto ebbe in forte impulso.

Le cittā di Samarcanda, Bukhara e in particolar modo Harāt, capitale della dinastia, rappresentavano i centri pių importanti per la tessitura e il commercio di tappeti pregiati.

Dopo i Timuridi, i principi delle dinastie di Qara-Qoyunlu e Aq-Qoyunlu (una sorta di Guelfi e Ghibellini dell’epoca ), stabilirono il loro centro politico a Tabriz.

Qui furono creati splendidi esemplari di tappeti e da pių parti si ritiene che anche i tappeti attribuiti al primo periodo safavide, provengano da questa cittā.

L’ambasciatore della repubblica di Venezia Giuseppe Barbaro alla corte dell’influente Ouzan Hassan (1469-1478), della dinastia di Aq-Qoyunlu, nelle sue relazioni fa spesso menzione dei tappeti preziosi visti nel palazzo reale.

Certamente di quel tappeti non rimane traccia, dato che i materiali che Ii componevano si deteriorano con facilitā per azione di agenti esterni nocivi, quali tarme, umiditā e anche per l’esposizione prolungata all’aria aperta (che, come sappiamo, favorisce l’ossidazione delle fibre).
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